Marco Balzano

BalzanoGiovane scrittore emergente che vive e lavora a Milano. Ha esordito nel 2007 con la raccolta di poesie Particolari in controsenso vincendo il Premio Gozzano. Nel 2008 è uscito il saggio I confini del sole. Leopardi e il Nuovo Mondo premiato dal Centro Nazionale di Studi Leopardiani di Recanati. Il ultimo romanzo, L’ultimo Arrivato, edito da Sellerio, ha vinto il premio Campiello 2015. In questo romanzo, che presenterà a Macerata ( venerdi 6 maggio) e Recanati (Sabato 7 maggio ore 10:30), affronta la tematica delle migrazioni interne attraverso la storia epica e a tratti ironica di un bambino e di un viaggio, le avventure e le disavventure di un piccolo emigrante degli anni 60 con la testa piena di parole e sogni. Questo evento è realizzato in collaborazione con l’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Macerata.

Balzano-lultimoarrivatoL’ultimo arrivato
Negli anni Cinquanta a spostarsi dal Meridione al Nord in cerca di lavoro non erano solo uomini e donne pronti all’esperienza e alla vita, ma anche bambini a volte più piccoli di dieci anni che mai si erano allontanati da casa. Il fenomeno dell’emigrazione infantile coinvolge migliaia di ragazzini che dicevano addio ai genitori, ai fratelli, e si trasferivano spesso per sempre nelle lontane metropoli. Questo romanzo è la storia di uno di loro,di un piccolo emigrante, Ninetto detto pelleossa, che abbandona la Sicilia e si reca a Milano. Come racconta lui stesso, «non è che un picciriddu piglia e parte in quattro e quattr’otto. Prima mi hanno fatto venire a schifo tutte cose, ho collezionato litigate, digiuni, giornate di nervi impizzati, e solo dopo me ne sono andato via. Era la fine del ’59, avevo nove anni e uno a quell’età preferirebbe sempre il suo paese, anche se è un cesso di paese e niente affatto quello dei balocchi». Ninetto parte e fugge, lascia dietro di sé una madre ridotta al silenzio e un padre che preferisce saperlo lontano ma con almeno un cenno di futuro. Quando arriva a destinazione, davanti agli occhi di un bambino che non capisce più se è «picciriddu» o adulto si spalanca il nuovo mondo, la scoperta della vita e di sé. Ad aiutarlo c’è poco o nulla, forse solo la memoria di lezioni scolastiche di qualche anno di Elementari. Ninetto si getta in quella città sconosciuta con foga, cammina senza fermarsi, cerca, chiede, ottiene un lavoro. E tutto gli accade come per la prima volta, il viaggio in treno o la corsa sul tram, l’avventurarsi per quartieri e periferie, scoprire la bellezza delle donne, incontrare nuovi amici, esporsi all’inganno di chi si credeva un compagno di strada, scivolare fatalmente in un gesto violento dalle conseguenze amare. In quel teatro sorprendente e crudele, col cuore stretto dalla timidezza, dal timore, dall’emozione dell’ignoto, trova la voce per raccontare una storia al tempo stesso classica e nuova. E questa voce, con la sua immaginazione e la sua personalità, la sua cadenza sbilenca e fantasiosa, diventa quella di un personaggio letterario capace di svelare una realtà caduta nell’oblio, e di renderla di nuovo vera e vitale.