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Da Caravaggio al surf: Tommaso Pincio e Lorenzo Pavolini

Un inedito dialogo che ci interroga sull’arte del vivere.

Nella cella della prigione in cui è rinchiuso, un uomo narra la sua storia. E dal fondo della propria disfatta si domanda che cosa significhi saper vivere, se davvero esista qualcuno con un simile talento. Un talento che mancava persino a Caravaggio, l’artista da cui l’uomo è ossessionato. È questo l’innesco del nuovo libro di Tommaso Pincio, tra i più originali scrittori italiani della sua generazione. Un vertiginoso gioco di specchi che sorprende il lettore, lo spiazza, non lo fa mai sentire al sicuro. Non è un romanzo su Caravaggio, ma forse è il più appassionato, inedito ritratto che del pittore sia mai stato realizzato. Non è un’opera di fiction, e neppure un testo autobiografico. È il tentativo struggente di confessare che impresa fallimentare, antieroica, sia vivere, per ciascuno di noi.

Tommaso Pincio è uno pseudonimo derivato dalla traduzione italiana del nome dell’autore Thomas Pynchon. Ha esordito come romanziere nel 1999 con M., una sorta di rivistazione letteraria del film Blade Runner ambientata in una Berlino immaginaria del 1969. Successivamente ha pubblicato Lo spazio sfinito (2000) e Un amore dell’altro mondo (2002), un libro che ha diviso ha critica letteraria e con il quale l’autore ha acquistato una certa notorietà. La ragazza che non era lei, pubblicato nel 2005 da Einaudi, traccia un bilancio su ciò che è andato perduto e ciò che è rimasto dei sogni di amore e libertà degli anni Sessanta. È invece del 2006 Gli alieni (Einaudi), un’indagine su come l’ipotesi dell’esistenza di civiltà extraterrestri sia diventata uno dei grandi miti dell’era moderna. Segue poi, nel 2008, il quinto romanzo dell’autore, Cinacittà (Einaudi). Tommaso Pincio collabora regolarmente alla rivista «Rolling Stone» e alle pagine culturali di «La Repubblica» e «il manifesto» occupandosi perlopiù di letteratura statunitense. Un amore dell’altro mondo, ripubblicato in economica nel 2014 sempre da Einaudi, rievoca Kurt Cobain attraverso una biografia fittizia di Homer Alienson, l’amico immaginario del cantante dei Nirvana morto suicida nel 1994. Nel 2015 esce Panorama (Vincitore Premio Sinbad 2015 – Narrativa italiana, per NN Editore) e Scrissi d’arte (L’Orma). Del 2018 Il dono di saper vivere (Einaudi).

Giovanni è un ragazzo di buona famiglia, ossessionato dalle tavole da surf come certi adolescenti dal sesso; disegna tavole con palme e arcobaleni, onde alte come palazzi. Pietro è il figlio del benzinaio di corso Francia, a Roma. I due sono amici e frequentano il liceo Farnese, costruito per far fronte all’espansione della borghesia
lavoratrice: una scuola che non c’era per una classe sociale che non c’era. Così, alla fine degli anni Settanta, nella capitale del settimo stato più industrializzato al mondo,
in piena esplosione del debito pubblico, due ragazzi vivono il sogno del loro “mercoledì da leoni”, ma con il windsurf, la tavola con la vela che a entrambi permetterà prima di scivolare sull’acqua e poi, pian piano, come per attitudine, sulla vita. Giovanni rientrerà nel percorso da bravo borghese che gli toccava, e Pietro rincorrerà le onde fino all’oceano, ciascuno dei due pensando all’altro come all’amico che è riuscito a realizzarsi. Perché Pietro ha sì seguito il suo sogno da windsurfer ma ha finito per imbarcarsi in affari poco chiari che gli impediscono di rientrare in Italia, e Giovanni ha abbandonato il sogno di essere un campione senza che il sogno abbia abbandonato lui. Lorenzo Pavolini torna al romanzo con la piccola storia di due giovani appassionati di windsurf e la grande Storia del  ventennio che chiude il Novecento. Dalle onde del lago di Bracciano a quelle dell’oceano, questa è l’avventura di due ragazzi con i capelli al vento che hanno contribuito all’epica del windsurf in Italia, e hanno costruito le tavole con le quali gareggiare, perché i grandi sogni non sono mai solo metafore.

Lorenzo Pavolini è scrittore e vicedirettore della rivista Nuovi argomenti, vive a Roma e collabora con Rai Radio 3 dove ha curato diversi cicli tra radiodocumentari, radiodrammi, radionovelas  e trasmissioni come Zazà e Ad alta voce. Nel 2010 è stato finalista del Premio Strega con Accanto alla Tigre (Fandango e prossima riedizione per Marsilio) dedicato al la figura del nonno, Alessandro Pavolini, gerarca e ministro fascista.  Socio fondatore dell’Associazione Apollo 11, da cui è nata l’Orchestra di Piazza Vittorio, dal 2008 al 2011 è stato membro del comitato artistico del Teatro Stabile di Napoli “Mercadante”. Collabora con il Teatro Palladium di Roma ed è attivo nel campo della produzione e organizzazione teatrale, anche attraverso scritti critici comparsi su libri e riviste.  Altri suoi romanzi sono Senza rivoluzione (Giunti 1997, Premio Grinzane Cavour esordiente), Essere pronto (peQuod 2005),  Tre fratelli magri (Fandango 2012) e il reportage radiofonico Si sente in fondo? Avventure dell’ascolto (Ediesse 2013). Amante del Windsurf, una delle sue prossime regate sarà il campionato del mondo classe Windsurfer a Torbole, sul lago di Garda.

L’appuntamento con gli autori è oggi, alle 18.30, al Teatro della Filarmonica. Introduce l’incontro Chiara Valerio.