Un atomo di verità. Aldo Moro e la fine della politica in Italia

“”Datemi da una parte milioni di voti, toglietemi dall’altra parte un atomo di verità, ed io sarò comunque perdente” – Aldo Moro

A quarant’anni dalla morte di Aldo Moro, un nuovo capitolo si apre sulle vicende di uno dei più grandi  sequestri della storia, a scriverlo è Marco Damilano

“Non è un saggio storico, come altri  miei libri, e neppure un romanzo, ho provato a fare un viaggio nella memoria che è anche un viaggio fisico, mi sposto in diversi punti d’Italia e non solo, utilizzando la parola io perché tutto comincia da una scena: sono un bambino e passo con il mio pulmino delle scuole elementari da via Mario Fani venti minuti prima della strage del 16 marzo 1978. Quel giorno, ho scritto, sono diventato grande.” Da via Mario Fani alla tomba di Torrita Tiberina, Damilano con il suo ultimo libro Un atomo di verità ripercorre le vicende del primo novecento e analizza i cambiamenti politici che si sono poi verificati all’interno e all’esterno della democrazia. La morte di Aldo Moro, spiega l’autore, “ha spezzato l’ultima possibilità della Repubblica dei partiti, come l’ha chiamata Pietro Scoppola, di auto-rinnovarsi. Dopo sono arrivati Mani Pulite, Tangentopoli, la fine di Dc, Pci, Psi, la fallimentare seconda Repubblica e l’impossibilità della politica di guidare i processi e dare risposte che spiega anche l’oggi.” Dopo Aldo Moro, afferma, “la politica è stata sempre di più affidata esclusivamente ai rapporti di forza” e ha portato ad una condizione d’ignoranza politica, soprattutto a livello giovanile: ” i ragazzi di oggi non sanno niente degli anni di piombo, del terrorismo, delle vittime inermi come Moro […] e certo non è colpa loro. Noi siamo diventanti grandi come persone, ma la democrazia non è diventata più adulta, come immaginava Moro: al contrario, ha camminato all’indietro.” 

L’appuntamento con Marco Damilano è in programma domenica 6 maggio, ore 17.00, al Teatro Lauro Rossi.