Paolo Nori

NoriTraduttore dal russo e dal francese e scrittore, i suoi numerosi romanzi sono fortemente influenzati dalle avanguardie russe e da una certa scrittura emiliana (caposcuola Celati) carica di ironia e a tratti surreale. Collabora con alcuni quotidiani Libero, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano ed ha collaborato con il Manifesto. Esercita da anni, con notevole bravura la pratica della lettura in pubblico e a Macerata presenterà il suo ultimo romanzo, Manuale pratico di giornalismo disinformato. “Un giornalismo dove delle cose di cui si scrive, non si sa niente e non si vuole saper niente; dove non si scrive le cose che si possono scrivere, ma quelle che non si possono scrivere.”

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Ermanno Baistrocchi non l’avrebbe mai detto che gli sarebbe successa una cosa del genere, ma sul tavolo della sua cucina, tre giorni fa, era steso un morto.
Era un periodo difficile, perché erano successe altre due cose stranissime, la prima che aveva guadagnato troppo, la seconda che la donna con cui avrebbe voluto vivere aveva deciso che voleva vivere con lui. Era un periodo che non voleva, si svegliava e pensava “Non voglio”, e le cose che faceva non le faceva perché doveva farle, ma per non fare quello che avrebbe dovuto fare, e cioè scrivere il nuovo romanzo che il suo editore gli aveva chiesto di scrivere.
Pur di non scrivere il nuovo romanzo, guardava su internet, ascoltava la musica, mangiava, si offendeva, perdeva le cose, accettava inviti a tutti i festival, andava in giro a fare corsi di giornalismo disinformato. Che Baistrocchi, proprio adesso che la gente smetteva di leggere i giornali, si occupava di giornalismo, ma di un giornalismo nuovo, che provava a diffondere: il giornalismo disinformato. Un giornalismo dove delle cose di cui si scriveva, non si sapeva niente e non si voleva saper niente; un giornalismo dove non si intervistava la gente che contava, ma la gente che non contava; dove non si scrivevano le cose che si possono scrivere, ma quelle che non si possono scrivere. E Baistrocchi, che ai suoi corsi di giornalismo disinformato consigliava di scrivere le cose che non si possono scrivere, e di non scrivere, per esempio, la cronaca nera, o rosa, adesso che c’era un morto, con un buco nel petto, sul tavolo della sua cucina, era costretto a scrivere un libro di cronaca nera, o rosa, o gialla, si potrebbe dire.