6 aprile, 2015

Alberto Bucci, Giacomo Sintini

BucciAlberto Bucci è un allenatore di pallacanestro. A venticinque anni già allenava in Fortitudo, ma la gloria e i successi sono arrivati anni dopo sull’altra sponda della Città dei Canestri, con la Virtus Bologna. In carriera ha conquistato tre scudetti con la Virtus (quello della Stella, il decimo nella storia della società, nel 1984, nel 1994 e 1995), sfiorandone uno storico con Livorno nel 1989. Ha vinto anche quattro edizioni della Coppa Italia (con la Virtus nell’84 e nel ’97, con Verona nel ’91 e con Pesaro nel ’92) e una Supercoppa Italiana nel 1995, sempre con la Virtus. Ha ottenuto anche tre promozioni in serie A1, con Fabriano, Livorno e Verona. Negli anni recenti ha guidato ai vertici mondiali le Nazionali Master di varie categorie sia maschili che femminili.

IL LIBRO
Copertina-BucciAlberto Bucci è un grande maestro di basket, un coach titolato e ammirato, uno che sui parquet ha visto tutto e vinto tanto. Ma è anche molto di più. Un uomo “fuori tempo”, non per caso. E queste sue riflessionia tutto campo, piacevoli e allo stesso tempo profonde, sono un “time out” che ci porta fuori dalla sua storia che tutti conosciamo, quella che è stata sotto i riflettri. A conoscere attimi, emozioni, gioie, difficoltà di una vita vissuta sempre con la curiosità e l’entusiasmo di un ragazzo. Alberto Bucci, figlio della Bolognina, il quartiere di Bologna che ha visto crescere anche Alfredo Cazzola, che fu suo amico da ragazzo e suo presidente negli anni di gloria della Virtus, ha attraversato mille battaglie con “la testa dura” e l’entusiasmo addosso. Ora, dice, è venuto il tempo di raccontarle. Lo fa in modo originale: in prima persona, ma anche attraverso il ritratto che ne fa Maurizio Marinucci con lo sguardo dell’amico, del discepolo, del fratello minore, e ancora dialogando con un giornalista esperto e sensibile (e anche lui amico di antica data) come Andrea Basagni, da cui esce un ritratto sincero di Alberto, con il suo modo di intendere lo sport e soprattutto la vita. Un uomo che ne ha viste e ne ha vissute tante, sempre con un approccio positivo e costruttivo. E adesso si racconta trasformandole in una storia avvincente e per più di una ragione istruttiva.

Sintini

Giacomo Sintini è un pallavolista italiano che ha giocato per le squadre di serie A1 più forti in Italia e nel mondo. Medaglia d’oro alla Coppa Italia e alla Supercoppa italiana, alla Coppa del mondo per club e alla Coppa CEV, per due volte campione d’Italia (2006 e 2013), Sintini vanta ben settantasette presenze nella Nazionale azzurra. Nel 2013 è stato premiato come miglior palleggiatore della finale Scudetto, gara che ha consacrato il suo ritorno in campo dopo la dura malattia che lo aveva colpito e per la quale ha rischiato la vita. Proprio dopo quest’esperienza vissuta personalmente, che si è conclusa fortunatamente nel migliore dei modi, ha fondato l’Associazione Giacomo Sintini, che raccoglie fondi per sostenere la ricerca medica contro leucemie e linfomi e per l’assistenza in campo oncoematologico.

IL LIBRO
Copertina-SintiniA trentadue anni Giacomo Sintini, detto Jack, è un campione di pallavolo. Ha vinto uno Scudetto e una medaglia d’oro agli Europei con la maglia della Nazionale. La sua carriera è in ascesa. È sposato con la donna che ama ed è da poco diventato papà. Un giorno un dolore alla schiena lo costringe a interrompere gli allenamenti. Ci vogliono mesi e decine di analisi per diagnosticargli quello che lui, ormai, immagina: “Nel buio, da solo, lo confesso a me stesso. Scandisco mentalmente la parola: tu-mo-re. È un dolore cupo, profondo. È nascosto, in un punto dove i miei occhi non possono arrivare”. Un linfoma maligno, molto aggressivo. Giacomo comincia in quel momento la sua lotta: per la vita, ma anche per rimanere se stesso e non farsi rubare tutto (la serenità, i sogni) dalla malattia. La combatte con gli strumenti che gli ha dato lo sport: la capacità di fare squadra con i medici e con la famiglia e una forza e una determinazione incrollabili. Dopo un durissimo ciclo di cure e un’infezione che gli fa rischiare la vita, riesce a guarire. A lui, però, non basta: vuole tornare a giocare. “Sono circondato da amore, ma è dura. Nessuno ti dice che Lazzaro per alzarsi e camminare ci ha messo settimane, se non mesi.” Con i capelli ormai quasi ricresciuti, Giacomo rientra a far parte di una delle squadre più forti al mondo, il Trentino Volley. Come nel più incredibile dei film, poco prima della finale Scudetto il palleggiatore titolare si infortuna. Tocca a Jack entrare in campo…