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GUIDO GARUFI

LA POESIA DELLE MARCHE

Il Novecento e oltre

introducono PIETRO POLVERINI, EDOARDO SALVIONI

Questa nuova antologia della poesia marchigiana offre un’immagine complessiva, unitaria e salda, per comprendere l’attività letteraria delle Marche a partire dalla metà del Novecento fino ai nostri giorni.

QUANDO

3 maggio | 17:30

DOVE

SALA CASTIGLIONI BIBLIOTECA MOZZI BORGETTI

COME

ingresso libero
senza prenotazione


È autore di saggi e monografie relative al Novecento, di estetica e metodologia critica, altri sul registro stilistico, simbolico e psicoanalitico e su autori del secondo Novecento. Insieme a Remo Pagnanelli ha fondato la rivista «Verso» e ha pubblicato l’importante antologia «La poesia delle Marche, Il novecento». Tra le raccolte di versi introdotte da Mario Luzi e Vittorio Sereni, si segnalano «Hortus, Conversazione presunta, Canzoniere minore» (Archinto), «Lo scriba e l’angelo» (Archinto), «Fratelli» (Aragno). Finalista al Camajore, al Biella e al Montale. È tradotto in spagnolo da Emilio Coco e in Inglese da Desmond O’ Grady, sodale di Sartre e Beckett. A sua volta ha tradotto alcuni autori latini per Bompiani. È presente in numerose antologie tra le quali «Il pensiero dominante» (Garzanti) e la «Storia letteraria, parte contemporanea» (Utet). Ha scritto testi per Rai 3 e Canale 5 e ha collaborato con «Il Messaggero».

Nel labirinto dell’ultimo trentennio, dentro l’attuale società “liquida”, questa antologia offre un consuntivo storicamente solido collegandosi al precedente lavoro dell’autore del ’98. Carlo Bo, a tal proposito, ha scritto: “Se si facesse in ogni regione d’Italia il lavoro che Garufi ha fatto per le Marche, avremmo una storia della letteratura contemporanea più ricca e più completa”. Questa opera, oggi, rappresenta il passo successivo e decisivo per comprendere l’attività letteraria delle Marche a partire dalla metà del Novecento fino ai nostri giorni. Lo snodo è fondamentale per chiarire le eventuali variabili (di lingua, di stile o tematiche) che attraversano la “vecchia” generazione nei confronti di quella nata negli anni sessanta e oltre, fino agli esordienti o “novissimi”. La materia presa in esame rivela questioni inedite come la rivoluzione industriale “leggera”, internet e dintorni, e dunque la metamorfosi della “lingua generale” che risulta standardizzata nel suo riflesso specifico che è il canone poetico. Pur nel caos e nell’arcipelago della “frammentazione” e della “velocità” affiora decisamente una immagine complessiva della poesia marchigiana unitaria e salda.