15 aprile, 2018

Mechi Cena e Bruno Sebastiani

 

MECHI CENA
Le femmine del babbuino

BRUNO SEBASTIANI
Mai e sempre

05 maggio | 19,00
Magazzini UTO

 introduce Rita Angeli

evento a cura di La Mezzelane Casa Editrice

Mechi Cena Mechi Cena nasce nel 1959, ha studiato musica elettronica e informatica musicale, prima al Conservatorio di Torino, con Enore Zaffiri e poi a quello di Firenze, con Pietro Grossi. Fondatore del gruppo F.lli Format – Architetture sonore , insieme a Francesco Michi e Jorge Martinez, con il quale ha realizzato radiodrammi, brevi racconti, biografie fantastiche e documentari radiofonici per RAI e Radio della Svizzera italiana. Ha anche lavorato come tecnico del suono al seguito della compagnia di Leo de Berardinis. Attualmente vive a Firenze e  lavora in una software house.

Bruno Sebastiani nasce ad Albano Laziale, a sud di Roma, il 30 aprile 1947, scrive libri per il piacere di scrivere e per il desiderio di scoprire, o meglio di imparare. Attualmente vive nel comune di Velletri dove lavora alacremente alla stesura dei suoi romanzi che sottraggono tempo prezioso al suo hobby più significativo, il pianoforte. Negli anni ha scritto numerosi libri in cui i romanzi storici sono prevalenti ai romanzi di pura invenzione.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

“I commissari, i poliziotti, sono degli scrittori” -, scrive Mechi Cena, – “ricostruiscono passati, a volte li inventano. Li riscrivono” e Antonio Laitano è questo. Un poliziotto, vedovo, ammalato, confinato da qualche inciampo nella carriera in un commissariato che si chiama La Biscotteria.
La vicenda, scritta dall’alto come se un falco o un satellite spia sovietico avesse per anni seguito i percorsi dei protagonisti, fotografandone gli incroci, i momenti cruciali e rischiosi, è ambientata nel 1983, anno cruciale per la storia italiana. L’anno del primo governo a guida socialista che tante  conseguenze ha avuto nella storia del paese fino ai giorni nostri.
Si inizia quasi sempre da un cadavere, e da quanti ne seguiranno i destini, e parrebbe essere quello di un corvo, nero come la pece. Viene ritrovato su di una spiaggia il corpo del proprietario di una grande villa all’Isola d’Elba. E’ lì che Laitano vive e fa il suo mestiere. Ed è lì che si incrociano i primi passi dei personaggi del racconto. 
A fare da guida al racconto è una nave da carico sovietica che dal mare baltico naviga fino alle coste del Corno d’Africa per consegnare armi all’Irak di Saddam Hussein.  È nella scia di quest’ultima che si dipanano i destini dei protagonisti e i loro percorsi nella storia di quegli anni. Il commissario dovrà arrivare fino ad un villaggio sperduto della Somalia per annusare – assieme all’odore dell’albero dell’incenso -, anche quello di uno straccio sporco di una verità miope e irresponsabile quanto lo sono gli esiti del colonialismo italiano e dell’imperialismo sovietico e americano.
“Adorava la Settimana Enigmistica. Forse non tutti sanno che, che mette insieme capra e cavoli, cose che stanno sulla stessa pagina e non c’entrano un cazzo l’una con l’altra. Ma stanno lì, e qualcuno le mette insieme”.
Questa è la verità che Laitano ci fornisce, sul mondo, sulla vita e sulla morte.

Mai e sempre ripropone un’esigenza antica quanto il genere umano, quella di capire il padre, di trovarlo qualora si sia perso, di liberarlo qualora venga rapito, di scoprire la vera ragione per la quale resta ucciso qualora venga assassinato. Già Omero ci parla di Telemaco il quale, una volta adulto, si mette in viaggio alla ricerca di Ulisse, un padre che ricorda appena, un padre di cui sente la mancanza per come era capace di farlo sentire re del mondo. Lo stesso accade ad Emil Koldau, un giovane nato nel 1980 a Moritzburg, un paese non lontano da Dresda. È il tempo in cui la Germania è ancora divisa in due blocchi contrapposti. È il tempo in cui la parte orientale si chiama ancora DDR e Dresda, capitale della Sassonia, ne fa parte. Per i primi tre anni Emil Koldau cresce con la sensazione di vivere in un regno di cui lui n’è il principe e suo padre n’è il re. Tre anni, neanche il tempo di crescere abbastanza, e suo padre muore e il suo cadavere viene ritrovato con quattro proiettili di  Kalashnikov AK-47 in pieno petto. Il fatto che suo padre sia una persona semplice, senza particolari ambizioni, tant’è che lavora in un allevamento di cavalli, unito al fatto che il Kalashnikov è un fucile in dotazione esclusiva delle forze armate e delle guardie di frontiera, immediatamente disarma il pur solerte commissario del piccolo paese di Moritzburg. Così il caso viene archiviato lasciando aperto un dilemma: Heinrich Koldau è rimasto ucciso nel momento di compiere un reato, oppure perché testimone di un reato commesso da altri? Il tempo passa, il piccolo Emil Koldau cresce, lascia Moritzburg e va a vivere nel settore est di Berlino, dallo zio. Emil Koldau non ha modo di capire la complessità della situazione che regna nella città, a lui preme solo seguire le orme dello zio, e fin da subito decide che da grande farà il restauratore oppure il corniciaio. Nel 1989, cade il muro, la città di Berlino si riunifica e la Germania azzera i decenni più disastrosi della sua storia per ricominciare daccapo. Nel fervore della riunificazione tutto sembra possibile, così Emil Koldau trasforma il laboratorio di restauro dello zio in una galleria espositiva. Ma la morte misteriosa di suo padre è come un angolo buio nella sua mente, lui non ci pensa, ma a volte accade qualcosa che lo costringe a pensarci. Difatti una sera, per la suggestione ricavata dalla visione di un film, decide che è venuto il tempo di far luce sulla morte di suo padre. Torna a Moritzburg e prova a rintracciare gli amici di suo padre e ritrova il commissario che svolse le prime indagini prima. E nel cercare scopre cose di suo padre che gli parlano di una persona diversa, mediocre, non un padre di cui menare vanto. E infine… mai si vorrebbe svelare un mistero che bene si sarebbe fatto a lasciare misterioso…Text