15 aprile, 2018

Mariapia Veladiano

 

MARIAPIA VELADIANO
Leichi è?

06 maggio | 12,00
Galleria Antichi Forni

introduce Chiara Valerio

aperitivo letterario con i vini di TerroirMarche

“L’autrice finalista al Premio Strega con La vita accanto e vincitrice del Premio Calvino dà voce a un personaggio unico, Maria di Nazaret, restituendola alla sua piena essenza umana.”

Mariapia Veladiano è nata a Vicenza nel 1960. Laureata in Filosofia e Teologia, ha felicemente insegnato lettere per più di vent’anni e ora è preside a Vicenza. Collabora con “Repubblica” e con la rivista «Il Regno». La vita accanto, pubblicato con Einaudi Stile Libero, è il suo primo romanzo, vincitore del Premio Calvino 2010, secondo al Premio Strega 2011 e tradotto in inglese, francese e spagnolo. Nel 2012 ha pubblicato, con Einaudi Stile Libero, Il tempo è un dio breve nel quale ha disegnato attraverso le vicende di una madre e di un figlio un’intensa meditazione su Dio e il dolore. Nel 2013 è uscito un piccolo giallo per ragazzi, Messaggi da lontano, con Rizzoli.  E, ancora con Einaudi Stile Libero, Ma come tu resisti, vita, una raccolta di minuscole riflessioni sui sentimenti e le azioni. Nel 2014 ha pubblicato Parole di scuola, edizioni Erickson. Liberissime riflessioni sulla scuola. Nel 2016  Una storia quasi perfetta Guanda editore, nel quale racconta una storia di seduzione, tradimento e resilienza che ha vinto il Premio “Scrivere per amore” 2016 e il Premio Viadana. Il 26 ottobre 2017 è stato pubblicato il nuovo romanzo, LEI, Guanda editore che è la storia umanissima di ogni madre ed è la storia di Maria, madre di Dio bambino e di una vita che si consegna fragilissima e si promette eterna.
  Io c’ero. L’ho seguito tutti i giorni che ho potuto nelle strade piene di polvere e di sassi, da lontano. E col pensiero l’ho seguito ogni altro momento… Si sa quanto è lungo il tempo della preoccupazione. Appena meno lungo del tempo del dolore.

Cosa c’è di divino nell’essere giovane madre di un figlio arrivato per grazia o per caso? Ci si augura per lui una vita buona: che non incontri il male, che il mondo lo accolga o almeno lo lasci in pace. È la storia umanissima di Maria, Madre di Dio bambino, la stessa di ogni madre per cui il proprio bambino è Dio, vita che si consegna fragilissima e si promette eterna. Ma il figlio di Maria è troppo speciale perché la storia sia solo questa e infatti sarà altra, raccontata per generazioni in poesia, in pittura, in musica, nel vetro, nel ghiaccio immacolato, a punto croce, sulle volte delle cattedrali e sui selciati delle piazze. Qui parla Maria. Accanto a lei Giuseppe, padre che ha detto sì senza comprendere, senza nemmeno pronunciare questo sì, costruttore di un progetto di vita e di amore ben più grande di quello immaginato. Intorno a lei uomini e donne che pensano di capire, ma sanno solo chiacchierare; e gli amici del figlio, Giovanni, Simone, Giuda e anche Nicodemo, che si affannano di domande nella notte; e dottori e farisei che chiedono la verità solo per poterla negare. Sopra di lei, infine, gli angeli fanno corona, ma con le loro ali non riescono a tenere lontano il gran male del mondo, che si addensa fino a quando qualcuno griderà: «A morte». Ciò che resta è un corpo rotto senza grazia, consegnato a una madre ancora giovane, anche nel momento estremo così simile a tante madri. Ma questa è una storia troppo immensa perché tutto possa andare perduto.