FRANCO ARMINIO

LETTERA A CHI NON C’ERA

2 luglio| 18:30 |BPER FORUM – Piazza Vittorio Veneto

in caso di maltempo l’evento sarà spostato al Cinema Italia
incontro valido come formazione per insegnanti ed educatori
con rilascio di attestato da parte del Museo della Scuola “Paolo e Ornella Ricca” dell’Università di Macerata
ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria

la prenotazione potrà essere effettuata a partire dal 26 giugno alle ore 10 e resta valida fino a 15 minuti prima dell’orario di inizio. Dopo tale termine cessa di esistere e il posto torna in disponibilità per chi è in attesa

Se non ci sono certezze, se tutti siamo un po’ più fragili, a curarci sopraggiunge la fiducia nella capacità delle parole di unire i nostri sguardi e generare meraviglia «per dare coraggio al bene».


Info sicurezza e accesso all’incontro

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«Non c’era bisogno della pandemia per capire che la vicenda umana si svolge dentro la dimensione del pericolo e che non c’è modo di immunizzarsi. Bisogna arare il tremore, seminarvi dentro la nostra voglia di essere qui e di vedere con gli occhi aperti che cosa enorma è ogni giornata, qui nella crepa del mondo.»

C’è Mario, che aspettava di mangiare la pizza di granturco con la figlia in braccio quando la terra ha iniziato a tremare: ha perso tutto, vive da anni in un container. Ci sono due ragazzi che si baciano in una macchina, il terremoto li coglie in quel momento di dolcezza. C’è Benedetto Croce, che riprende i sensi a notte fonda e si trova coperto dalle macerie fino al collo, e c’è Gaetano Salvemini, che sopravvive alla moglie, ai figli e a una sorella perché si aggrappa all’unica parete che non crolla. Il terremoto del 1980 in Irpinia, che travolse una terra già segnata dall’emigrazione, e la ricostruzione, che produsse tanti guasti ma non ha portato via la grazia antica di quei luoghi. Gli altri terremoti italiani, da quelli di Messina e Avezzano ai più recenti dell’Emilia, de L’Aquila e delle Marche. E in mezzo tante disgrazie collettive, imprevedibili o dovute all’incuria umana: Franco Arminio parte dai suoi luoghi e allarga lo sguardo per rievocarle a una a una, scavando tra le macerie con l’indignazione delle sue prose civili e la dolente tenerezza dei suoi versi. Questo libro è al tempo stesso un inedito catalogo delle nostre fragilità, di tutte le volte in cui la Terra ci ha ricordato che siamo piccoli quanto formiche sul suo grande dorso, e un appello rivolto a chi viaggia distratto attraverso le persone e le cose, perché «quello che è accaduto non è frutto del caso o di una congiura, […] non riguarda solo chi è morto o i suoi familiari, riguarda noi e i nostri figli, riguarda soprattutto chi non c’era». Arminio chiede con ardore alla letteratura di farsi testimonianza, ci ricorda che l’ascolto e l’attenzione alle parole sono il primo passo per ricostruire la speranza.


Franco Arminio: Poeta e paesologo, da anni viaggia e scrive, in cerca di meraviglia e in difesa dei piccoli paesi. è ispiratore e punto di riferimento di molte azioni contro lo spopolamento dell’Italia interna. Collabora con diverse testate locali e nazionali come “Il Manifesto”, “Il Mattino” di Napoli, “Ottopagine”, “Corriere del Mezzogiorno”, ed è animatore del blog “Comunità Provvisoria”. Con le sue opere ha vinto il Premio Stephen Dedalus per la sezione “Altre scritture” nel 2009 e nel 2011.