La Cura
In una favola di Iginio si narra che la dea Cura modellò una creatura con l’argilla e chiese a Giove di concederle un’anima. Poi Cura e Giove iniziarono a litigare su chi dovesse dare il nome a quella creatura, alla questione si aggiunse anche Tello (la terra) che voleva darle il suo nome in quanto era suo il materiale con cui era fatta. Allora chiesero a Saturno di sciogliere la diatriba e Saturno sentenziò che alla morte della creatura, l’anima sarebbe tornata a Giove, il corpo sarebbe tornato a Tello e Cura che per prima la modellò l’avrebbe avuta durante la sua vita. Infine Saturno diede decise che il nome sarebbe stato uomo perché di umus era fatto.

Questo mito vuole quindi dirci che il concetto della Cura accompagna l’uomo durante il suo percorso di vita e ne determina la sua realizzazione come essere umano perché ha a che fare con la nostra fragilità e vulnerabilità innanzi tutto, ma anche con la responsabilità e il rispetto e di certo la competenza e la diligenza.

La Cura è quindi per noi un valore assoluto che deve orientare i nostri comportamenti verso gli altri, verso la natura e anche verso noi stessi al fine di rendere il nostro mondo, fatto di corpi, relazioni e ambienti, un luogo ideale dove vivere nel miglior modo possibile.

Le farfalle, che nel logo escono dal numero 10, sono il simbolo di tutto questo. Esseri fragili, leggeri, variopinti, le farfalle esprimono un senso di libertà e bellezza. Quella stessa bellezza che abita il mondo e deve essere preservata e accudita –  e non perché come dice Myskin nell’Idiota di Dostoevskij “La bellezza salverà il mondo”,  – ma perché come il mito ci insegna è alla nostra Cura che viene affidato il compito di occuparsene per farla crescere.



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